Illuminare le feritoie
dell'involucro architettonico

Pubblicato il 07 gennaio 2019
Architectural project by Arch. Giuliano Venturelli
Lighting project by Arch. Giuliano Venturelli and SIMES
Photography by Mario Bertani

Un edificio contemporaneo in vetro e acciaio e alluminio, la cui architettura è ispirata ad una fortezza militare, si eleva al di sotto delle pendici della Collina Sant’Anna di Brescia e ospita il Centro della Vigilanza al servizio dei cittadini. Già precedentemente illuminato da Simes, il Centro per la Vigilanza è stato recentemente soggetto ad un restauro che l’ha reso idoneo alle nuove normative antincendio e antisismiche previste dall’ARC (Alarm Receiving Centre). L’intervento ha previsto un’ottimizzazione degli spazi a disposizione e una rinnovata e più funzionale illuminazione delle aree esterne.

L’esigenza progettuale

L’edificio oggetto di ristrutturazione si compone di due unità: una amministrativa centrale e una operativa periferica. Mentre la parte periferica era già stata oggetto di ristrutturazione nel 2007, il grosso dell’intervento richiesto riguarda la sede centrale con l’obiettivo di metterla a norma rispetto ai prerequisiti richiesti dall’ARC.

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Vincoli progettuali

Prima di affrontare la fase progettuale, è sempre necessario esaminare accuratamente i vincoli a cui l’intervento è soggetto. I vincoli possono essere di svariata natura: economica, normativa, funzionale, paesaggistica. Analizzando la palazzina si è subito posto in evidenza che un intervento preposto a rendere l’intero edificio a norma avrebbe richiesto un intervento molto oneroso. Perciò si è ritenuto di intervenire solo sulla sede centrale, decidendo di spostare al suo interno la funzione operativa che sarebbe stata il cuore pulsante della struttura. Nel farlo, si sono ridotti notevolmente gli spazi soggetti ad intervento, consentendo anche una sensibile riduzione dei costi impiantistici di messa a norma.

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Un secondo aspetto riguarda poi il vincolo paesaggistico: la vigilanza si colloca al di sotto della Collina Sant’Anna in centro a Brescia, per cui una commissione preposta è stata chiamata a valutare anche gli aspetti architettonici del progetto, consentendo al progettista di muoversi soltanto all’interno di determinati parametri progettuali. Terzo aspetto da considerare, non ultimo, quello legato alla funzionalità e la logistica: l’edificio si configura come una struttura paramilitare con percorsi definiti e guidati, una fortezza di acciaio e cemento armato con piccole finestre simili a feritoie, nate dalla la necessità di “proteggere” dalla vista le attività svolte all’interno.

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Il concept dell’architettura militare

La struttura dell’edificio si richiama fortemente al tema di architettura militare, quindi anche il linguaggio architettonico è una reinterpretazione dell’architettura difensiva: ad esempio il corridoio che unisce le due strutture risponde al tema del ponte levatoio, che funge da congiunzione fisica rispetto a due edifici che risulterebbero altrimenti separati. Il tema delle feritoie rappresenta un secondo aspetto che richiama al concetto di architettura militare: gli operatori che lavorano all’interno non devono essere visibili dall’esterno; l’utilizzo di strambature con feritoie strette consente di raggiungere questo obiettivo, unitamente all’utilizzo di pellicole coprenti che consentono il passaggio della luce celando le sagome degli operatori all’interno.  Terzo tema di natura militare è il tema della corazza: la pelle esterna dell’edificio funge come da armatura metallica, blindando le funzioni che si svolgono all’interno e svolgendo un’importante funzione difensiva antincendio e antiproiettile.

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Il progetto illuminotecnico

Date queste premesse, è stato necessario illuminare l’architettura rispettando l’idea che sottende il progetto e rendendolo sicuro ma al contempo anche gradevole alla vista. Le attività, che vi si svolgono 24 ore al giorno ininterrottamente, devono trovare una corretta e funzionale illuminazione notturna. Per fornire il corretto illuminamento lungo i camminamenti sono stati impiegati degli Zip downlight e dei Reef paletto: i downlight illuminano in maniera puntuale il camminamento sotto il ponte, mentre i Reef paletto accompagnano lungo il percorso in porfido che conduce all’ingresso. 

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Ma l’effetto più stupefacente e caratterizzante si è raggiunto con l’utilizzo del corpo illuminante MiniShape all’interno delle feritoie: due corpi illuminanti, posti ai due estremi (superiore e inferiore) dell’incavo, sono in grado di irradiare luce a 360° trasformando la feritoia in elemento decorativo per l’edificio e consentendo al contempo di celare con la luce le attività che si svolgono all’interno della sede operativa. Anche in questa applicazione l’utilizzo della lampada ad incasso Shape ha consentito di creare una nicchia scenografica di luce, grazie alla possibilità di questo corpo illuminante di proiettare la sua luce in modo diffuso sulle pareti adiacenti con un fascio di luce che si estende a 360° in modo uniforme.
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