Responsabile Scientifico:
Prof. Emilio Faroldi - Prorettore Delegato Politecnico di Milano
Comitato Scientifico di progetto:
VIVI.POLIMI.lab
Arch. Matteo Cervini – Vivipolimi – Referente del progetto
Arch. Giuseppe Mondini – Vivipolimi
Arch. Paolo Raffaglio – Vivipolimi
Prof. Franco Infussi – Referente del progetto
Nel cuore del Campus La Masa del Politecnico di Milano, tra le architetture industriali della Bovisa e i nuovi spazi dedicati alla vita universitaria, nasce nel 2022 la Collina degli Studenti, realizzata all'interno del programma di Ateneo Vivipolimi.
Un progetto promosso dal Rettorato con l’obiettivo di riqualificare i campus universitari e migliorarne la vivibilità. Come emerge in un’intervista del 2024 ai progettisti Matteo Cervini e Giuseppe Mondini, la Collina degli Studenti prende forma attraverso una rete collaborativa multidisciplinare composta da studenti, professori, architetti, tecnici, imprese e aziende fornitrici: un’équipe di professionisti e ricercatori che ha contribuito al miglioramento di uno spazio collettivo condiviso.
A seguito della collaborazione con Simes, gli architetti Cervini e Mondini ci raccontano il loro punto di vista sul progetto della luce.
Il progetto condiviso che ripensa il campus
Una riqualificazione urbana che parte dal ripensare i luoghi della formazione: i campus di Città Studi e di La Masa, quest'ultimo diventato fulcro della trasformazione. Un processo coordinato dall'area tecnico-edilizia di Ateneo, dalla fase creativa fino alla realizzazione, capace di unire qualità architettonica, attenzione ambientale e centralità dell'esperienza universitaria.
La Collina degli Studenti nasce da un'indagine sulle esigenze degli studenti, attraverso interviste e questionari, da cui sono emerse necessità precise: postazioni studio indoor e outdoor, aree verdi, spazi di socialità. L'architetto Cervini spiega come il campus La Masa fosse privo di una forte identità e come i vincoli strutturali, tra cui l'impossibilità di intervenire direttamente sul suolo per la presenza di un capping sotto il manto stradale, abbiano reso necessario sviluppare una struttura in altezza. Ne è nata una collina artificiale che integra architettura e paesaggio, ospitando sale studio, spazi di relazione, aree ristoro e ambienti per la comunità accademica, aumentando al contempo la superficie verde e riducendo l'effetto isola di calore.
«L’idea di sollevare il terreno, creando un terrapieno sopraelevato, ha permesso di generare una continuità tra gli spazi interni ed esterni dell’edificio. Questa nuova quota rialzata offre non solo una connessione fisica più naturale, ma anche un respiro visivo.»
Progettare per il wellbeing
Prima dell'intervento, l'area era uno spazio di passaggio, poco accogliente e difficilmente fruibile d'estate. Oggi il prato della collina è vissuto quotidianamente dagli studenti come estensione naturale degli ambienti universitari, un luogo dove studiare, leggere o semplicemente stare all'aperto.
La luce è parte integrante di questo approccio orientato al benessere. L'architetto Cervini descrive l'edificio come un sistema di volumi e incastri progettato per dialogare con la luce naturale e artificiale. Anche la scelta dei materiali, corten, cemento e vetro, deriva dalla loro capacità di reagire alla luce e di modificare la percezione dell'architettura nel corso della giornata, evitando un edificio statico e creando invece un'architettura dinamica e mutevole.



Luce integrata, percorsi e materia
Tra gli elementi firmati Simes più significativi del progetto vi è Ghost, sistema che integra la luce direttamente nel materiale architettonico.
L’idea alla base dell’intervento era eliminare, per quanto possibile, la percezione del corpo illuminante, lasciando visibile soltanto la luce e il suo effetto sulle superfici.
La luce definisce volumi e percorsi, sottolineando la matericità dei materiali e il collegamento spaziale tra i diversi livelli del progetto. Ghost, concepito come un incavo luminoso ricavato direttamente nel getto in calcestruzzo, accompagna la scalinata di accesso verso la terrazza verde attraverso tagli luminosi discreti, integrati nella materia. Il suo intervento sottolinea il profilo della collina e guida il fruitore in una passeggiata luminosa che conduce alla sommità dello spazio verde.
L’architetto Mondini evidenzia come siano state volutamente escluse soluzioni invasive o dominanti, a favore di un’illuminazione definita dagli stessi progettisti “quasi museale”: puntuale, calibrata, capace di valorizzare gli elementi costruiti senza alterare l’atmosfera del luogo. In questa logica si inseriscono anche i downlight della famiglia Catch, incassati nei rivestimenti in corten, che scompaiono nell’involucro architettonico assicurando elevate performance e limitando al massimo l’abbagliamento grazie alle ottiche arretrate. I proiettori Stage, collocati in punti precisi sulla sommità dell’edificio, intervengono invece con una luce puntuale d’accento per enfatizzare le aree di accesso.
Con il calare della sera, la Collina assume una nuova identità: percorsi, accessi e aree di incontro restano leggibili e accoglienti, e l'illuminazione diventa parte integrante dell'esperienza architettonica e sociale dello spazio.
La luce come fondamenta dell'architettura
Nel corso dell’intervista, L'architetto Mondini richiama il motto di Simes, «luce per l’architettura», proponendo però una riflessione che ne ribalta il significato: si potrebbe quasi affermare il contrario, perché l’architettura esiste grazie alla luce e soltanto attraverso di essa trova piena espressione. Senza luce, infatti, non esisterebbe nemmeno lo spazio così come lo conosciamo.
«La luce è quell’elemento capace di trasformare i volti degli spazi, di mutare gli scenari, rendendoli sempre in evoluzione».
Una visione che trova continuità anche nel pensiero dell'architetto Cervini. Due prospettive che convergono nella stessa idea: la luce non è soltanto uno strumento tecnico o un elemento estetico, ma una componente essenziale dell’esperienza dello spazio e del nostro rapporto con l’architettura. Anche negli ambienti apparentemente statici, la luce introduce una dimensione mutevole ed effimera, capace di modificare continuamente la percezione degli spazi e di generare esperienze sempre nuove. Il suo dialogo con il tempo, con le superfici e con il modo in cui si propaga costruisce scenari in costante trasformazione, ampliando e ridefinendo il nostro modo di abitare i luoghi.



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